Incontro a Brescia con la giovane regista Andrea Maddalena Bernardi.

 




Proiezione dei cortometraggi “Oltre la collina” e “Alisei”.


Galeotta fu la Fedic. Più precisamente l’Italia Film Fedic di Montecatini, dove lo scorso giugno abbiamo incontrato la regista vicentina Andrea Maddalena Bernardi, 28 anni soltanto: è stato amore a prima vista per la sua regia, connotata da uno stile che diremmo femminile se non fosse una parola troppo vaga. Perché non invitarla a Brescia per un’iniziativa del cineclub AGEnda Cinema? Andrea sembra proprio l’ospite ideale all’interno di una rassegna a cui lavoriamo con convinzione: “Registe in primo piano”. 



(Fotografie di Giulia Bertoletti)

L’ambizione, con la collaborazione qualificata del cinema Nuovo Eden di Brescia, è quella di far conoscere film di registe ancora poco note al grande pubblico e di dialogare con loro. La difficoltà di fare cinema oggi in Italia, soprattutto se si è donna, non è una tesi ideologica da neo o veterofemministe: è un dato di fatto, emerso con chiarezza sia dalla conversazione pubblica con la prima invitata, Antonietta De Lillo, sia dalle chiacchiere private con la nostra Andrea Maddalena Bernardi. 

Non scriveremo, però, di questo che appare ed è un’ovvietà, ma dell’incontro fresco, svelto, felice che, condotto da uno dei nostri critici, Massimo Morelli, ha coinvolto il pubblico in sala con commozione, divertimento, riflessione. Anche gli amici ciechi e ipovedenti, accompagnati dal vicepresidente dell’UIC di Brescia Alessandro Tornello, hanno apprezzato e applaudito. 

I due corti proiettati al cinema Nuovo Eden il 23 settembre, “Oltre la collina” e “Alisei”, sono diversi per tema, approccio e linguaggio visivo, ma condividono lo stesso sguardo gentile. Andrea punta, infatti, con successo, all’emozione, sempre un po’ educativa, ma non didascalica. Ci suggerisce, con leggerezza pensosa, la necessità di ascoltare il bisogno degli altri con storie dal finale rassicurante, mai appesantite da alcuna prosopopea predicatoria. 

“Oltre la collina”, già proiettato a Montecatini, ha il piglio della commedia brillante ed è frutto di una sorta di residenza d’artista presso lo Ied di Milano, una scuola internazionale e prestigiosa anche di cinema. Andrea si è conquistata la partecipazione gratuita grazie a un contest per il quale si è accaparrata il ruolo di regista.: “Ho potuto scegliere di lavorare con artisti noti. Volevo Matteo Giuggioli e l’ho avuto! E anche Carla Signoris: si lasciava pure dirigere da me…”. È ancora incredula Andrea della straordinaria esperienza vissuta. Certo c’è stato il limite di dover accontentare gli sponsor nella realizzazione di un prodotto che piacesse a tutti: frenata nella sperimentazione e spinta a una medietà di tono nelle scelte registiche – anche l’inserimento di una piccola animazione è stata una conquista -, Andrea si è comunque trovata a suo agio in una storia che ha avuto al centro uno stralunato disegnatore di comics, interpretato da Matteo Giuggioli appunto, portavoce, in un certo senso, di un’umanità marginale, creativa e generosa. La supervisione di Silvio Soldini ha dato al corto un’impronta riconoscibile: dimensione quotidiana, attenzione all’intimità dei personaggi in bilico tra crisi e ironia e tra caso e necessità. 

Il secondo corto, “Alisei”, nasce in modo spontaneo – “anarchico” dice Andrea - da una settimana di navigazione in barca a vela con un equipaggio costituito per metà da ciechi e ipovedenti. “Qui ti si sente maggiormente. – sentenzia Massimo Morelli, confermato dalla stessa regista – Il linguaggio è più originale. La voce fuori campo, la tua, cambia prospettiva durante la navigazione e il corto si presenta come un autentico percorso di formazione”. Il percorso c’è stato davvero: Andrea ha navigato e, con l’aiuto di un amico ancora più giovane, ha ripreso, non vista, gli amici ciechi a bordo, consapevoli e consenzienti di prestarsi alla telecamera. La scelta del bianco e nero toglie centralità al mare per puntare l’attenzione sulla dinamica dei rapporti tra i naviganti, alla documentazione, sempre affettuosa, delle loro difficoltà, ai dettagli visivi che spesso sono tradotti in suoni. La navigazione in uno spazio ristretto non è sempre stata gradevole, ma ha costretto a mettersi in ascolto, a interrogarsi, a incontrarsi nella musica come nel gioco a carte, a esercitarsi nel faticoso e ineludibile impegno all’inclusività. Forse quella navigazione, non idillica, ma dialogante, è un po’ la simulazione di come dovrebbe essere la vita e il cinema.

“Il cinema -ci dice Andrea con forza– non lo fai mai da sola. E se non ci sono risorse, lo diventano le persone che ti stanno vicine”. Accanto ad Andrea, anche in sala, c’è la mamma Paola, sua costumista e scenografa. Ma come? La mamma? E l’autonomia? Andrea ha imparato dai suoi amici ciechi che l’autonomia può essere presunzione e che, di fatto, nessuno lo è davvero del tutto. Lo dice bene in Alisei ed è un piacere ascoltare questa ragazza determinata, solo apparentemente fragile, dai lineamenti sottili, dagli occhi vivaci, dal carattere deciso. Farà strada. Lo sappiamo. Glielo auguriamo. 

Laura Forcella