Poesia in rapsodia - AGEnda Cinema

Una rassegna al femminile di cinema, teatro, conversazioni letterarie, apericena. 

Non c’è proporzione tra lo spazio di solito riservato nelle librerie alla poesia -pochi scaffali in posizione appartata- e il pubblico -numeroso e ogni volta in crescita- che ha affollato le iniziative sulle tre poetesse Antonia Pozzi, Alda Merini e Wisława Szymborska, organizzate a Brescia dal cineclub Fedic AGEnda Cinema, in collaborazione con l’associazione Oltre il Ponte e il Teatro Dioniso. Da ottobre 2025 a febbraio 2026 la proposta si è articolata per ogni autrice in due appuntamenti, uno di cinema e uno di tre momenti successivi con conversazione letteraria, teatro e apericena. Questa molteplicità di linguaggi, che hanno creato ritratti sfaccettati delle tre poetesse, ha suggerito un titolo in rima “Poesia in rapsodia” con un riferimento immediato alla musica, ma anche agli itineranti cantori dell’antica Grecia, i rapsodi, metafora delle stesse organizzatrici impegnate a tessere una trama di senso tra voci lontane.

Scriveremo qui solo degli appuntamenti cinematografici, gestiti da AGEnda Cinema e condotti dal critico cinematografico Massimo Morelli al cinema Nuovo Eden di Brescia.

Il primo film, Poesia che mi guardi, è un omaggio ad Antonia Pozzi, in vita misconosciuta poetessa, morta giovanissima suicida. La regista Marina Spada si mette e ci mette in ascolto delle sue parole poetiche e di quelle dei suoi diari oltre a mostrarci le sue immagini fotografiche. “Le mie parole sono le immagini” afferma la poetessa, che amava e praticava la fotografia, così che risulta facile stabilire una connessione tra lei e la regista, milanese come Antonia Pozzi. Maria, la donna che nel film si muove a cercare tracce della poetessa dimenticata, è un alter ego della regista e i giovani poeti di strada della crew H5N1 ne rappresentano la continuità. Milano vi è protagonista dalla prima all’ultima sequenza.

Il secondo film, La pazza dalla porta accanto, è la riproposizione del 2013 di un’intervista ad Alda Merini realizzata nel 1995 dalla regista Antonietta De Lillo e utilizzata parzialmente in un altro suo film, Ogni sedia ha il suo rumore. La regista dà la parola alla poetessa facendosi da parte e concentrando l’attenzione dello spettatore sulle sue mani, gli occhi, il volto, alcuni dettagli dell’abbigliamento per lasciare fluire in libertà la narrazione intima e familiare dei nodi più significativi della sua esistenza - l’infanzia, la femminilità, gli amori, l’esperienza della maternità, la follia, l’ospedale psichiatrico e la riflessione sulla poesia e sull’arte. Anche qui c’è Milano, ma con una fotografia che ne frammenta la visione come se riproducesse, in un certo senso, la psiche della poetessa.

Il terzo film, La vita è a volte sopportabile. Ritratto ironico di Wisława Szymborska, è un documentario, realizzato da Katarzyna Kolenda-Zaleska, regista televisiva polacca. Ci racconta con brio i viaggi della poetessa polacca, già anziana, in Italia, Irlanda e Olanda oltre che i suoi rapporti con Woody Allen, Václav Havel e Umberto Eco e ci restituisce un’immagine non convenzionale della premio Nobel, libera, arguta, originale. Il film esce nel 2010, due anni prima della morte della Szymborska, e nasce da una lunga frequentazione tra la regista e la poetessa che non amava le interviste, gli interventi pubblici e ancor meno la macchina da presa. La freschezza della regia e la leggerezza dello stile sono perfettamente funzionali per presentare Wisława Szymborska visto il carattere distintivo della sua poesia che è proprio la capacità di rendere leggera anche la meditazione filosofica.

I tre film, così tra loro diversi, hanno suscitato tra il pubblico un partecipato dibattito che ha rivelato come la poesia, nel suo incontro con il cinema, risponde a un bisogno diffuso e inaspettato, quello di uno sguardo più lento sul mondo che corre veloce.

Laura Forcella