Il regista Alessandro Aronadio a Brescia con AGEnda Cinema




Onestà intellettuale, senso dell’umorismo, piacere di raccontarsi senza atteggiamenti divistici, ma con l’umiltà di chi maneggia bene un mestiere, anzi due, quello dello sceneggiatore e quello del regista, e si pone le giuste domande per affrontarli con successo di pubblico: queste le qualità di Alessandro Aronadio che l’incontro al cinema Nuovo Eden di Brescia, organizzato dal cineclub Fedic AGEnda Cinema il 15 maggio scorso, ha unanimemente messo in luce. 

Per tutti si è trattato di una piacevole scoperta, “un momento di fiducia nel cinema italiano” ha dichiarato Chiara Bazzoli, regista bresciana in sala, e più o meno così si è espresso un altro regista bresciano in sala, Maurizio Pasetti, pur con qualche riserva sul carattere romanocentrico del nuovo cinema italiano anche quando chi ne è artefice è cresciuto in Sicilia come Aronadio. 

Alessandro Aronadio sa tessere relazioni e grazie a questa capacità, anche al low budget di 150mila euro, anzi proprio perché a low budget, è riuscito a realizzare in sole tre settimane Orecchie, un film indipendente -e quindi libero- presentato nel 2016 nelle Giornate degli autori a Venezia. Lo ha potuto fare grazie alla partecipazione gratuita di tanti attori e attrici di valore che, impegnati per poco tempo di ripresa, hanno offerto il loro volto a una storia “scrittissima”, dalla sceneggiatura sorvegliata e direttiva: Piera degli Esposti, Rocco Papaleo, Pamela Villoresi e l’amica della Fedic Milena Vukotic hanno contribuito alla riuscita di un film divertente e intelligente, surreale solo perché, come è stato detto, potenzia dati di realtà e li fa esplodere ironicamente in un road movie a piedi che parla di noi rivelandosi addirittura profetico. 

I critici cinematografici Giovanni Scolari e Massimo Morelli hanno mostrato al pubblico piccole clip anche degli altri film di Aronadio invitandolo a commentarle: ne è nata una conversazione piacevole che ha consentito di collocare l’ospite nel solco della commedia all’italiana che alla risata liberatoria ha coniugato amarezza e profondità di contenuti. Non è da trascurare che il suo esordio cinematografico a Berlino sia stato sul G8 di Genova con Due vite per caso e che anche in altri suoi titoli, lo stesso Orecchie e Io c’è, non siano estranee problematiche sociali e politiche. Non nasconde, però, anche la sua partecipazione a una soap opera fallimentare di ambientazione siciliana e, in compenso, la risonanza su Netflix dei suoi film che hanno raggiunto più di 60 Paesi, tra i più impensati, anche Haiti.

Il filo conduttore della sua produzione è quello del tempo, tema esistenziale che riguarda tutti e che rende i suoi personaggi portatori di esperienze universali e corali come nel film Era ora, “favola per bambini e horror per gli adulti” come lo definisce Alessandro Aronadio. Anche quando il regista affronta, come nell’ultimo film, Per te, il dramma di un Alzheimer precoce e si riferisce a una storia vera di un uomo con preciso nome e cognome, la scelta è quella di farne non una biografia, ma una storia alla giusta distanza emotiva che rifletta sulla perdita della memoria di sé, esperienza non solo patologica, ma sostanza del vivere di ognuno di noi. 

Se è vero, come dice Bergson in un suo famoso saggio sull’umorismo, che la risata è solo collettiva, quella che nasce in sala dai film di Alessandro Aronadio, anche da quelli di genere drammatico, è la prova certa della sua capacità di comunicare e di saper coagulare emozioni comuni attraverso storie che, senza dichiararlo, ci aiutano, con semplicità, a vivere, facendoci ridere di personaggi che tanto ci assomigliano. Sarà questo vedere nello schermo uno specchio a sedurci e ammaliarci sempre? Per il cinema di Alessandro Aronadio possiamo rispondere di sì. 

Laura Forcella